THE HANDMAID’S TALE: Parla Margaret Atwood

Questo articolo contiene piccoli spoiler su The Handmaid’s Tale. Continuate a vostro rischio e pericolo!

L’autrice canadese Margaret Atwood ha iniziato a scrivere The Handmaid’s Tale a Berlino Ovest nel 1984, quando c’era ancora il muro e l’Air Force della Germania Est sganciava bombe soniche che le ricordavano della loro vicinanza ogni Domenica. L’ossessione per il totalitarismo di quel regime e di altri oltre la cortina di ferro l’ha ispirata a scrivere il suo romanzo più famoso, che viene spesso fatto leggere nelle scuole superiori americane (quando non lo vietano). E ora, ovviamente, è una nuova serie tv che ha debuttato la scorsa settimana su Hulu.

EW ha parlato con la Atwood, 77 anni, sull’importanza della sua opera oggi e su cosa pensa dell’ultimo adattamento del suo romanzo.

Sembra che la serie sia entrata in produzione il giorno dopo le elezioni, il che, ovviamente, non è vero – erano già piuttosto avanti in quel periodo. Cosa ne pensi dell’importanza di questa serie e del rinnovato interesse nei confronti del tuo romanzo di 32 anni fa?
Ho bisogno di condividerlo con voi: ho manipolato le elezioni. [Ride] Mi sembra davvero di averlo fatto.  “Volevo che questo accadesse? È colpa mia se è successo?” È strano. Hanno iniziato molto prima delle elezioni, e poi man mano che le cose sono andate avanti sono state dette molte cose… ma devo dire che anche alcune cose dette nelle elezioni precedenti rientrano negli stessi schemi. Come i saggi repubblicani che avevano detto che c’era lo stupro reale e quello non reale, e si poteva dire che lo stupro non era reale perchè se vieni stuprata non rimani incinta, perché ci è stato detto che il corpo delle donne può ‘chiudersi’. Quindi The Handmaid’s Tale era già comparsa nelle precedenti elezioni, ma è tornata il 9 novembre. E non è ancora scomparsa da allora.

Avevate alcuni cartelloni della Women’s March con scritto “Make Margaret Atwood Fiction Again” [Rendete il romanzo di Margaret Atwood di nuovo solo una finzione].
Sì, li avevano. C’erano delle donne sedute con i vestiti rosse delle Ancelle circondate da uomini con le armi, che è esattamente un’immagine della serie.

Quello che rende così terrificante il tuo romanzo, e adesso la serie tv, è la tua scelta di basare ogni azione di questo governo totalitario su un qualche precedente storico, che sia la storia di Jacob della Bibbia, con le sue due mogli e le loro ancelle il cui unico scopo era dare dei figli alle mogli sterili, oppure che il forte inquinamento abbia portato al crollo dei tassi di natalità. Quando lo hai scritto nel 1984, cosa ti ha spinto a pensarla così?
Bè, era da un po’ che prendevo le notizie dai giornali. Ma erano necessarie tre backstory per scrivere il libro. Una era rappresentata dalla letteratura, dalla cultura e dalla teologia puritane del diciassettesimo secolo, che avevo studiato all’inizio degli anni ’60. Ogni paese si fonda su un paradigma, e questo è uno di quelli su cui si fondano gli Stati Uniti; un altro è l’Illuminismo del diciottesimo secolo. Quindi abbiamo la teocrazia puritana del 1600 e l’Illuminismo del 1700 che si è imposto su di essa, ma i fondamenti originali non sono mai scomparsi davvero. E ricompaiono ogni tanto. La cosa più recente è stata il tipo di linguaggio usato nei confronti di Hillary Clinton durante le elezioni, che arrivava direttamente da quel periodo. Era un linguaggio di streghe e demoni. Alcuni pensavano davvero che lei avesse poteri demoniaci, e se li avesse avuti forse avrebbe dovuto usarli.

L’altro filo conduttore era il mio amore adolescenziale per le distopie, le utopie e il sci-fi. E il mio interesse nello scrivere una dystopia. La maggior parte di quelle che avevo letto erano descritte da un punto di vista maschile. Io volevo raccontare un totalitarismo in cui tutti sono trattati male ma in modi diversi, tranne per quelli al vertice. Quindi in una situazione gerarchica come questa, le donne al vertice stanno meglio degli uomini al fondo della scala sociale, ma peggio degli uomini al vertice. E questo è più o meno il nostro mondo.

Il terzo punto era il fatto che quando leggevo dei totalitarismi del ventesimo secolo non credevo che una cosa del genere sarebbe successa qui, e questo non è mai vero. L’altra cosa in cui credo è che le persone che dicono di voler fare cose estreme le faranno se ne avranno la possibilità. Avevo seguito la storia di Mr. Hitler e il suo libro [Mein Kampf], che prima era stato ignorato, nessuno ci aveva prestato attenzione. Ma quando è salito al potere, ha fatto le cose che aveva detto avrebbe fatto. Ora le persone hanno più possibilità di fare certe cose, e le stanno facendo.

The Handmaid’s Tale ha già ricevuto l’attenzione di Hollywood. C’è stato un film nel 1990 in cui Natasha Richardson ha interpretato Offred [Difred]. Ma non era stato un grande successo. A cosa lo attribuisci?
Certe cose vanno ad ondate. La seconda ondata del femminismo è esplosa negli anni ’60-’70, poi la gente si è stufata. E altri hanno pensato che loro avevano già conquistato un certo numero di diritti e che fosse il turno di qualcun altro. È una cosa generazionale. Quando raggiungi una certa età, pensi che tu mamma abbia convinzioni fuori moda. Così la pensa Offred (prima di diventare Offred) nel libro. Sua mamma era una femminista degli anni ’70, e lei la ritiene esagerata ad andare a tutte queste marce, a vestirsi in quel modo.

La serie va oltre il tuo romanzo.
Possiamo andare dietro le quinte e seguire alcuni personaggi in un modo che non possiamo fare nel libro, perchè lei non sa cosa accade loro.

Come ad esempio quello che succede a Ofglen [Diglen], interpretata nella serie da Alexis Bledel?
E questo è proprio come un regime totalitario. Abbiamo letto delle purghe di Joe Stalin e delle persone che semplicemente sono sparite. E poi non li abbiamo più nominati. Questo è quello che racconta Orwell in 1984. Queste persone sparivano, non solo dalla tua vita, ma dai registri. Come se non fossero mai esistite.

Quanto sei stata coinvolta nella serie? Hai collaborato molto con lo showrunner Bruce Miller?
Abbiamo parlato molto. Penso che ci sarà un maggiore coinvolgimento nella seconda stagione, perchè saremo in territory inesplorati, quindi bisognerà lavorare più di inventiva.

Per te questo è eccitante?
Sì, lo è. Abbiamo fatto un’edizione speciale dell’audiolibro, che termina con una sessione di domande-risposte con il professore. Lui nelle sue risposte va oltre quello che viene raccontato. Sarà interessante, ma non so cosa faremo

Quindi quello che hai visto finora nella prima stagione…
È molto buono.

Ci sono state alcune scene che ti hanno sconvolta? Nel tuo articolo sul New York Times hai parlato della scena in cui hai fatto un cameo, in cui le donne colpevolizzano Janine per essere stata vittima di uno stupro di gruppo, obbligandola ad ammettere che se l’era cercata.
Povera Janine [interpretata dall’attrice di Orange Is the New Black Madeline Brewer]. Ha davvero una vita dura nella serie, ma è bravissima.

Ci sono alter scene che spiccano per te?
È tremendo quando Janine partorisce e le viene tolto il bambino. Mi ha fatto piangere. È anche molto scioccante quello che accade a Ofglen, ma non voglio spoilerare nulla.

Sì, il terzo episodio è molto crudo.
Ti colpisce dritto in faccia. Ma Bruce Miller ha seguito le regole. Non è stato incluso nulla che non fosse già successo nella realtà, e quello che accade a lei succede nella società moderna. Non è qualcosa che avviene solo nella storia.

È stato tutto rappresentato come volevi?
Tutto è fantastico. La fotografia, la saturazione del colore – sono davvero bellissimi. Nel romanzo non avevo immaginato le inquadrature, ma con esse si ha una certa visione d’insieme. È come un vecchio musical di Busby Berkeley, o Esther Williams, in cui ci sono delle scene con un motive floreale. È bello da vedere. Lo stile è molto seduttivo e quindi è ancora più spaventoso perchè sembra tutto bellissimo e normale.

Rendere certe cose normali è un tema importante in questa serie. Grazie ai flashbacks possiamo renderci conto di come una società libera sia diventata così dogmatica, così velocemente. Per me è questa la parte più terrificante. Come nella scena nel cafè in cui Offred (Elisabeth Moss) prima di diventare un’Ancella, si ferma per prendere un caffè con la sua amica Moira (Samira Wiley), solo per essere chiamata puttana dall’uomo alla cassa. Mi ha ricordato l’aumento del razzismo e dell’antisemitismo a cui stiamo assistendo in questi tempi.
A volte questi non sono nemmeno i reali sentimenti delle persone prima di un certo momento. Poi diventano non solo sentimenti socialmente accettabili, ma obbligatori. Forse non erano reali prima, ma poi è quello che bisogna fare. Facciamolo, è da fare. Il corollario di tutto ciò è quando le Ancelle sono in pratica obbligate ad uccidere un uomo. Non l’avrebbero mai fatto prima, ma adesso si fa così. Ed è sicuro farlo, sarebbe imprudente il contrario. Quando c’è una mafia, o un qualunque gruppo del genere, come nella scena nel cafè, il posto più sicuro è sempre al centro di esso. Finchè, ovviamente, non si cambia idea. Nel corso dei processi per stregoneria, il posto più sicuro è tra gli accusatori. È questo che causa il tipico comportamento mafioso – è più sicuro schierarsi con loro che contro di loro. Non vuoi essere la persona che eroicamente difende gli accusati, perché poi attaccano anche te. È così che è andata a Salem. Non è sicuro difendere qualcuno da quel comportamento. È più sicuro essere tra quelli che accusano.

Cosa ne pensi di tutto quello che ti sta accadendo, con il tuo libro e la tua rinnovata fama?
È un modo divertente di essere 77enni. Non è quello che di solito succede a quest’età. Di solito si sta seduti in una sedia a dondolo con la gente che dice “Buon risultato, buon risultato per la tua età”, e niente di più. Quindi per me è molto interessante, e sono contenta che sia interessante per molti giovani. E dovrebbe esserlo, perché questo è sempre più il mondo in cui viviamo. In una nota di speranza, l’America è molto diversa, ha un sacco di energia; la gente è stata risvegliata da questi eventi ed è diventata più motivata che mai.

I primi tre episodi di The Handmaid’s Tale sono già disponibili su Hulu, e verrà rilasciato un nuovo episodio ogni mercoledì.

FONTE

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