THE HANDMAID’S TALE: Il capo parla dello strano intimo indossato dalle Ancelle

Bruce Miller si sta crogiolando nei problemi del mondo industrializzato: lo showrunner dell’acclamata serie di Hulu The Handmaid’s Tale stava ancora sistemando i dettagli degli ultimi episodi della prima stagione quando è stato richiamato per iniziare a lavorare sulla seconda stagione, recentemente annunciata. Inoltre si sta occupando dei suoi doveri promozionali per uno show che molto probabilmente sfarà faville alle nomination degli Emmy a luglio.

EW ha parlato con Miller nel corso di una breve intervista andata in onda martedì scorso su Inside Series (Entertainment Weekly Radio, SiriusXM, canale 105), in cui ha parlato del quarto episodio, della seconda stagione e dell’intimo indossato dalle Ancelle.

Cosa ti ha sorpreso di più della risposta del pubblico alla serie? 
Eravamo preoccupati che nessuno apprezzasse la prima messa in onda – invece tutti lo hanno fatto. Tutti i piccoli messaggi – come un supermercato in cui viene riprodotto Muzak – tutte queste cose che pensavamo a nessuno importassero, sono state notate. Il livello di attenzione e interesse con cui la gente lo sta guardando è davvero fantastico. E come le persone lo stanno analizzando in base alla loro visione politica, in molti modi diversi, non semplicemente pensando che sia un mondo in cui vengono attaccati i diritti delle donne a destra e a manca, ma in svariati altri modi; da un mondo in cui gli uomini prendono tutte le decisioni per le donne dalle questioni LGBT. è fantastico come così tante persone trovino delle somiglianze con le loro vite. Sono contento che lo trovino importante.

Quando sei diventato lo showrunner dello show, sapevi già di volere Elisabeth Moss nei panni di Offred [Difred]?

Dopo aver scritto i primi due copioni, sì. Prima non svevo ancora pensato agli attori. Non mi aiuta quando scrivo. Se pensi ad un attore, tendi a creare un ruolo, non un personaggio. Dopo aver finito e aver potuto prendere un po’ le distanze, la prima cosa di cui abbiamo parlato è stato ingaggiare Elisabeth. Adesso non riesco ad immaginare nessun altro in quel ruolo. è spettacolare.

Perchè?
Per me, è dovuto alla diversità dei precedenti ruoli che ha ricoperto. La grande differenza tra la Peggy di Mad Men e la Jane Campion di Top of the Lake. Ha un curriculum lunghissimo, e tutti i suoi ruoli sono molto complicati e diversi l’uno dall’altro. è questo che ti colpisce di una persona. E vedere il suo viso, e come le sue emozioni si riflettano in esso. Dato che tutti hanno gli stessi vestiti, si vedono solo i volti in The Handmaid’s Tale, e non si sono molte possibilità di dire qualcosa con le mani o con gli abiti. Quasi tutto si basa sui visi e sugli occhi dei personaggi. Lizzie ha il volto più straordinario, reattivo e pieno di significato che ci sia, e per raccontare una storia del genere, in cui lei è il nostro punto di vista, serve qualcuno come Lizzie – non penso che ci siano molte altre persone come lei sotto questo aspetto.

Hai sempre saputo di voler fare questi intensi primi piani in cui la telecamera si sofferma per un po’ sui volti, oppure l’idea ti è venuta quando Reed Morano, il direttore dei primi tre episodi, ha deciso il tono stilistico?
Io cerco di pensare allo show in termini di personaggi e di storie. Quando Reed ed io abbiamo iniziato a condividere le nostre idee ne abbiamo parlato, le ho permesso di trasportare questa idea sullo schermo. Lei è molto più brava di me in questo. Abbiamo parlato di punti di vista, di primi piani e di tutte queste cose, ed io ho provato ad approcciarlo dal punto di vista emotivo, della storia, lasciando decidere a lei come raccontare questa storia visivamente.

Avevi detto di essere convinto che, affinchè The Handmaid’s Tale avesse successo, avreste dovuto prestare moltissima attenzione ai dettagli, per rendere il tutto molto più terrificante. Ci puoi parlare della tua filosofia e di qualche esempio di come avete reso tutto questo?
La filosofia è che se non sembra un mondo reale, allora non fa paura. E ci sono molte cose che sono diverse in The Handmaid’s Tale che rendono ancora più facile ignorare le somiglianze. Quindi bisogna prendere le cose che sono simili al nostro mondo ed evidenziarle – il tempo, gli alberi…e farle sembrare importanti e reali. Però ci sono anche le cose nuove, che non esistono, come i costumi – che sembrano qualcosa che la gente è obbligata a indossare – ma l’ultima cosa che vuoi è che sembrino costumi invece che i loro vestiti. Abbiamo dovuto trovare un modo non solo per far consumare questi indumenti – mettono le stesse cose tutti i giorni, e le cose si rovinano – ma anche per consumare le scarpe, che sono sempre le stesse. La stessa cosa vale per il vestito, il mantello, le sciarpe, i guanti, bisognava fare in modo che si consumassero come se fossero indumenti reali. Ann Crabtree e i suoi costume designers hanno fatto un lavoro fantastico. Hanno anche reso unico ogni singolo costume. So che dall’esterno sembrano tutti uguali, ma sono leggermente diversi. Una delle cose che mi ha affascinato è come la gente esprime sè stessa attraverso i vestiti anche se si indossa un’uniforme. Le persone dell’esercito, i prigionieri, i rinchiusi nei campi di concentramento – indossano i medesimi vestiti ma in un modo preciso per esprimere loro stessi, dallo spessore delle cinture alle ghette delle scarpe. Si esprimono tramite i vestiti. Il guardaroba è un ottimo esempio di come siano stati ossessivi con i dettagli. Le scarpe non hanno lacci perchè sarebbero pericolosi. Abbiamo ragionato su tutto, sulle scarpe, sulle calze, sull’intimo. C’è una scena in cui vediamo Offred andare in bagno, e quando si toglie la biancheria non sembra qualcosa che la gente indossa adesso. Sembra qualcosa di strano. Per trasportati in un mondo del genere, bisogna curare i dettagli fino alla biancheria intima, per rendere tutto più reale.

Parliamo del 4° episodio. Ci puoi dire qualcosa di quando avete girato la scena in cui le ancelle scoprono il loro destino, che il governo ha sancito lo stupro mensile per ripopolare una nazione morente? Quali erano le sfide nel creare quella scena? 
Non era presente nel libro ma mi ha sempre affascinato. Ci doveva essere stato un momento in cui la loro ignoranza è diventata conoscenza, e lo show si occupa proprio di questi momenti, di come una piccola cosa cambia tutto. Questo è un punto importante, in cui le ancelle passano dal non sapere al sapere e abbiamo pensato a lungo a come renderlo al meglio, a come ognuna di loro avrebbe reagito e all’idea che parte delle donne non avrebbe capito subito.

June e Moira (Samira Wiley) capiscono perfettamente cosa significa, ma è quasi troppo bizzarro e assurdo per metabolizzarlo in tempi brevi. La cosa che mi è piaciuta di questa scena è che gli spettatori sanno già cosa stanno facendo – siamo un passo avanti a loro e aspettiamo che scoprano questa terribile verità; e ora che le ha colpite, la sua assurdità colpisce noi, ci colpisce quanto sia impossibile comprendere il fatto che lo stupro si stato legalizzato e che sia diventato parte della loro vita. Sembra malvagio e terrificante. Un’altra cosa importante è che le ancelle scoprono la verità solo dopo essere state spaventate, picchiate, comandate a bacchetta, scioccate, danneggiate in modi tremendi, disonorate dalle loro pari. Questo è un esempio di come nelle nostre teste diciamo alzati e corri, ma riusciamo a capire perchè non lo fanno.

Questo è anche l’episodio in cui vediamo qualcosa della ribellione delle ancelle, dalla scritta nell’armadio fino all’ultima immagine di Offred, dall’incisione di Moira nel bagno, alla fuga di Moira con l’aiuto di Offred. La repressione non è sostenibile. Questi sono alcuni piccoli momenti di speranza che mi hanno permesso di andare avanti nel corso dell’episodio.

Non smetteranno di combattere. A volte penso che la caratteristica principale degli americani sia la testardaggine. Come ha detto l’autrice di The Handmaid’s Tale Margaret Atwood, “Siamo gente irascibile”, e penso che questa sia una delle cose migliori degli americani e una delle cose che ci rendono irrefrenabili. Quindi in questo episodio lo scopo è realizzare che lei cercherà in tutti i modi di combattere – è questo l’argomento dello show. E lo fa in molti modi diversi qui. Esce di casa per andare dal dottore, e non sembra che lei possa farlo. Esce dalla sua camera quando sembra che nessuno la possa aiutare. Si prostra a Serena Joy e non si spezza. Quindi usa l’unica leva che possiede, il Comandante. E la usa molto bene.

Nel libro ho visto una sorellanza tra le ancelle. Non si fidano del tutto l’una dell’altra, ma alla fine diventano amiche e si aprono. Hanno anche una comunità, strana, ma Offred e l’ancella che l’ha preceduta hanno comunicato tra loro. Mi è piaciuta la scena in cui lei ne ha parlato al Comandante, perchè lui sta pensando “Ho il completo controllo”, e lei dice “No no, so cosa le avete fatto, e so cosa state facendo a me, e lo dirò alle altre”. Quando ci saranno i processi di guerra, le persone ricorderanno; niente verrà dimenticato. Nello show c’è un po’ più di sorellanza rispetto al libro, e ne sono felice. Mi sembra il modo più naturale in cui reagirebbero in quella situazione. Tutto questo è scaturito da quei piccoli messaggi che si scambiano. Sono sempre in contatto, anche quando non sembra possibile.

Questa è anche la prima volta in cui vediamo Serena Joy (Yvonne Strahovski) passarsela non troppo bene. Ha intrappolato Offred nella sua stanza per 13 giorni ma lei stessa è intrappolata in un mondo che ha contribuito a creare. Sono curioso della decisione di ingaggiare Yvonne e Joseph Fiennes per interpretare il Comandante e sua moglie, dato che entrambi sono più giovani di quanto sono descritti nel libro. 
Ne abbiamo parlato molto con gli scrittori e con Margaret. Ho analizzato la dinamica tra Serena Joy e Offred nel libro e ho pensato a cosa mi sarebbe servito per creare una dinamica che funzionasse nello show – uno show che durerà più a lungo, così come la suddetta dinamica. Nel libro non viene mai detta esplicitamente l’età di Serena Joy, ma ho la sensazione che sia molto più vecchia e abbia passato l’età fertile. Secondo me, stava cercando un modo per ricoprire un ruolo che per lei era già passato. Quello che volevo con una coppia più giovane era vederli in una fase della loro vita in cui avrebbero potuto crescere dei figli. Non stanno cercando di ricreare qualcosa per cui non sono più destinati, ma qualcosa del loro presente, e questo non solo mette Offred e Serena Joy più in competizione tra loro, ma fa sì che abbiano molte più cose in comune. è stato un modo per aumentare la dinamica tra le due donne: se si aumentano i contrasti aumenta la connessione, e quando Yvonne è venuta per la parte è stato sorprendente, perchè è stata data molta umanità ad un personaggio che non penso ne avesse. Di certo non aveva nulla a che a fare con la bellezza di Serena Joy e del Comandante. In realtà questa è stata la nota negativa, rendere il Comandante più attraente e in un momento sexy della sua vita. è stato difficile e ad essere sinceri mi ha messo a disagio. Ma Joe è così bravo, quindi non importa. E gli da qualche dimensione in più, il che ci aiuta molto.

Cosa ci puoi dire a proposito del resto della stagione e di cosa succederà?
Le cose che avete visto nascere in Offred non se ne andranno. Il suo spirito di ribellione e il suo prudente allontamento dall’essere una brava ancella e fare qualche casino è la direzione verso cui sta andando la stagione. Dopodichè, nella seconda stagione vedremo cosa accade dopo che diventi un po’ più ribelle. Diventa più difficile sopravvivere, vivere in un mondo in cui non puoi attuare i cambiamenti che sai sarebbero necessari? Andando avanti, ci sono un sacco di cose da fare: raccontare la storia delle colonie, il centro rosso…ci sono molti mondi da esplorare. Rimarremo concentrati su Offred e sul suo percorso a Gilead, non ci allontaneremo troppo da questa narrazione. Il mondo è così ampio e ricco, non dobbiamo preoccuparci di non avere più storie da raccontare, il problema è scegliere tra quelle che abbiamo.

Gli episodi di The Handmaid’s Tale vanno in onda ogni mercoledì, uno alla settimana, su Hulu.

FONTE

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