13 REASONS WHY: il produttore esecutivo spiega le scelte controverse della serie

Molto è stato scritto sul modo in cui 13 Reasons Why rappresenta il bullismo, lo stupro e il suicidio – e i registi hanno presentato delle scene scomode per tutti e tre. “Era estremamente importante che facessimo di tutto per raccontare la verità,” ha detto lo showrunner Brian Yorkey. “Nel caso degli eventi più traumatici dello show, sentivamo una certa responsabilità nel non ignorarli. La tentazione di raccontare quella storia in un modo più semplice da guardare è equivalente a non raccontare la verità. Per cui dove siamo stati audaci, lo siamo stati solo perchè la verità è potente e a volte difficile.”

Una delle decisioni più discusse del team di produzione è stata nel finale, dove vediamo il suicidio di Hannah in modo dettagliato, grafico e straziante. Nel romanzo di Jay Asher – dal quale è tratto la serie – si dice che Hannah sia morta per overdose, ma non viene mai specificato.

“E’ una scena molto brutale e difficile da guardare e ne abbiamo discusso molto,” ha detto Yorkey. “Siamo stati aiutati da fantastici dottori per capire come potesse essere per Hannah quell’esperienza e in che modo le rappresentazioni di suicidi, specialmente di teenager, fossero stati abbelliti e resi più carini. Abbiamo deciso di farlo nel modo più veritiero possibile.”

Il suicidio non è sicuramente nuovo alla cultura popolare, ma a differenza di Dead Poets Society e altri, 13 Reasons ha tenuto fissa la telecamera su Hannah lungo ogni singolo passo che l’ha portata a questa devastante decisione. “Quando queste cose accadono in libri o film o serie tv, non lo vediamo e ci sentiamo bene,” ah detto Asher. “Ma poi ci chiediamo come mai le persone al giorno d’oggi non capiscano quanto queste cose siano raccapriccianti.”

Sono quelle scene ad aver aperto discussioni in tutto il mondo, con risposte sia negative sia positive. Alcune scuole hanno proibito di parlare dello show; altre hanno spedito lettere per consigliare ai genitori l’approccio per parlare ai propri figli della serie. In risposta alle lamentele, Netflix ha aggiunto diversi avvisi agli episodi di 13 Reasons Why, che prevede già uno speciale, Beyond the Reasons, in cui il cast e i creatori e dottori parlano degli argomenti trattati nella serie. “Se il libro o lo show possono spingere le persone a parlare di questi argomenti spinosi, è una bella cosa,” ha detto Asher.

Per Yorkey, 13 Reasons Why ha due temi centrali: “Non puoi mai sapere che cosa accade nella vita di un’altra persona,” e, come scrive Asher in ogni libro che autografa, “Tutto influenza tutto.” Sono lezioni che Yorkey spera le persone apprendano dallo show, perchè come dice Clay nel finale della prima stagione, “Deve andare meglio.”

“Non conosco nessun modo scientifico per sapere perchè lo show abbia ricevuto questo responso,” ha detto Yorkey. “Sono sicura sia una combinazione di molte cose e sono diverse per persone differenti. La mia sensazione è che noi – gli autori, i registi e soprattutto gli attori – abbiamo fatto tutto il possibile per essere onesti e per dare giustizia alle vite dei ragazzi.”

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